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|---|---|
| Format: | Recurso digital |
| Langue: | italien |
| Publié: |
Zenodo
2021
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| Sujets: | |
| Accès en ligne: | https://doi.org/10.5281/zenodo.17832673 |
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Table des matières:
- <p>Quando si parla di scrittura scenica, o più in generale di drammaturgia, non si è soliti associare tale<br>concetto a un tipo di teatro come quello del teatro di figura, spesso considerato più nei suoi aspetti<br>visivi, plastici e artigianali, o talvolta ignorato in quanto espressione di culture marginali, popolari.<br>Tuttavia, la scrittura drammatica per il teatro di figura si è sviluppata, in virtù dell'oggetto scenico<br>che la sostanzia, in un confronto continuo con la scena, lo spazio e la materialità dell'oggetto.<br>Esempio di questo tipo di scrittura scenica con le figure è il lavoro del drammaturgo e burattinaio<br>Gigio Brunello che, insieme al regista Gyula Molnàr, negli ultimi trent'anni ha dato vita a un corpus<br>di testi per burattini che hanno scardinato i meccanismi tradizionali e posto le basi per una nuova<br>linea all'interno del teatro di figura. Attraverso l'analisi dello spettacolo Macbeth all'improvviso<br>(2002) verrà mostrato il lavoro di costruzione drammaturgica che, avendo fatta propria la lezione<br>pirandelliana dei Sei personaggi, emancipa i burattini da ruoli appiattiti sui caratteri tradizionali delle<br>maschere per renderli protagonisti di vicende che sembrano mosse dalla loro stessa volontà. Gigio<br>Brunello rappresenta un'eccellenza per la capacità poetica che infonde nell'elaborata drammaturgia<br>dei suoi spettacoli, in cui la complessa architettura del testo si appiana in una resa scenica essenziale<br>e diretta.</p>